Il pensiero dell'arte

Picasso

  • Pagine78
  • Prezzo10.00
  • Anno2017
  • ISBN978-88-8273-167-0
  • Note
Aggiungi al carrello

Picasso Stile e innovazione tra diversità e unitarietà

L’arte di Picasso ci appare oggi come esempio del lavoro di una vita che non può essere descritto secondo una singola serie di caratteristiche. Se l’opera di Picasso non fosse identificata direttamente con il suo nome, se fosse esposta in un’unica grande mostra sarebbe difficile poter dire che essa è l’opera di una sola persona.

Eppure noi non guardiamo a Picasso come a un artista eclettico, ma come a un uomo di straordinaria originalità e forza. Non esiste in tutta la storia l’esempio di un altro pittore che si stato in grado di creare una tale diversità di opere e di dare loro la forza del successo. Come dobbiamo quindi considerare la sua unitarietà? Dove la possiamo trovare?

 

Meyer Schapiro (1904-1996), uno dei più importanti storici dell’arte di tutti i tempi, è stato professore emerito alla Columbia University, che ha frequentato prima da studente e poi da docente per oltre cinquant’anni, con parentesi a Oxford nel 1967 e ad Harvard nel 1996. Grande sostenitore degli artisti del suo tempo, ha goduto della stima di tutto il mondo dell’arte americano del dopoguerra.
 

Cézanne

  • Pagine76
  • Prezzo10.00
  • Anno2016
  • ISBN978-88-8273-161-8
  • Note
Aggiungi al carrello

Cézanne Un colpo di pennello è il pensiero

[…] Vedere dal vero significa liberare il carattere del proprio modello. Dipingere non è copiare servilmente ciò che è oggettivo: è cogliere un’armonia fra rapporti molteplici e trasporli in una gamma particolare, sviluppandoli secondo una logica nuova e originale. Fare un quadro è comporre…

 

François Fédier, docente di filosofia a Parigi, è uno dei massimi interpreti viventi del pensiero fenomenologico. Autore di numerosi saggi e traduzioni, in Francia è stata recentemente avviata l’edizione integrale dei suoi corsi.

Arte ex machina

  • Pagine208
  • Prezzo23.50
  • Anno2016
  • ISBN978-88-8273-157-1
  • Note
Aggiungi al carrello

Arte ex machina Arte, scienza tecnologia: estetica di un'utopia.

Nel corso del Novecento il rapporto tra le arti visive e il mondo della scienza e della tecnica si è sviluppato per contrasti e innamoramenti improvvisi. Dal Futurismo alla Net art si snoda una lunga sequenza di tentativi da parte degli artisti di vivere la contemporaneità in parallelo all’evoluzione tecnologica. Spesso sono stati fatti tentativi per usare le innovazioni meccaniche ed elettroniche come base concreta e teorica per creare nuove opere d’arte. Ma questa storia è anche una lunga serie di fallimenti e di incomprensioni. La stessa arte contemporanea ha dei tempi di assorbimento delle innovazioni tecnico-scientifiche molto lunghi. Lo si è visto con la fotografia, che ha atteso oltre un secolo per diventare una forma di espressione riconosciuta come creativa e artistica. La mostra epocale “Posthuman” (1992) venne realizzata attorno alla nuova dimensione del corpo bionico quasi dieci anni dopo un blockbuster cinematografico come “Terminator” (1984). Lo stesso sogno democratico e utopistico della Net art di far diventare tutti gli users degli artisti, è durato solo qualche anno. Inoltre il mercato ha sempre escluso ciò che non è etichettabile come unico, originale e su cui investire con la certezza della durata nel tempo. Nonostante questi problemi oggettivi, vi sono stati e vi sono artisti che guardano alla tecnologia e ai new media come ad una frontiera sempre aperta per collegare il mondo della ricerca estetica con quello della scienza e della tecnica. La visionarietà, sia in campo scientifico che artistico, alimenta la capacità di andare oltre l’esperienza acquisita per creare nuovi paradigmi di conoscenza.

 

Valerio Dehò, tra i più noti curatori e critici d’arte italiani, insegna Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 1997 al 1999 è stato Direttore del progetto "Novecento" per il Comune di Reggio Emilia. Dal 2001 è direttore artistico di Kunst Merano Arte. Nel 2005 è stato nominato commissario della XVI Quadriennale Nazionale di Roma. Ha diretto il “Premio Internazionale Ermanno Casoli” dal 2004 al 2007. Nel 2014 è stato nominato nel direttivo dell’AMACI, Associazione Musei d’Arte Contemporanea d’Italia.

La macchina del tempo

  • Pagine232
  • Prezzo23.00
  • Anno2011
  • ISBN978-88-8273-127-4
  • Note
Aggiungi al carrello

La macchina del tempo Leggere la città europea contemporanea

La città europea è un viaggio nel tempo. A Venezia come a Budapest, a Praga come a Parigi, entro un tessuto storico di origine romana o medievale, la forma delle strade e degli edifici, il colore delle pietre, i materiali rendono possibili “incursioni” nelle epoche storiche che ci hanno preceduto. Gli occhi curiosi di un viaggiatore possono ancora scorgere dietro le immagini del presente, l’intreccio di epoche e di tempi lontani, il lavoro di uomini e società che hanno dato origine al paesaggio contemporaneo.
Leggere le permanenze e le trasformazioni avvenute è un esercizio che può aiutarci a comprendere la città contemporanea. Come una macchina del tempo - singolare dispositivo che consente di immergersi in tempi lontani facendo sempre ritorno al presente - il testo esplora la città europea nel suo farsi, attraverso il crollo della romanità, la costruzione della città medievale, il cambiamento di prospettiva rinascimentale e la rottura degli orizzonti del barocco, l’avvento della città industriale. Il dissolversi di un modello di città in quello successivo, senza che ci sia mai perfetta sostituzione, rende possibile vivere nelle città europee un’esperienza umana e culturale di straordinario valore. Riconoscere le forme e i mutamenti, cogliere i nessi (quando ancora) esistenti tra spazio e società, non può essere oggi solo una competenza di cui dispongono i tecnici e i professionisti, gli studiosi e gli storici.
È un’attitudine che coinvolge il nostro essere cittadini di questo mondo e di questo tempo. Riconoscere questo codice culturale e trasmetterlo alle nuove generazioni è un’urgenza etica prima ancora che estetica, un modo per capire il tempo presente ma anche per immaginare possibili futuri. Intervista su Tg2 Mizar puntata del 03/12/2011 segue il link

Clicca qui

Elena Granata è docente al Politecnico di Milano dove insegna Analisi della città e del territorio e Geografia urbana, presso la Facoltà di Architettura e Società. Si occupa di politiche urbane, abitative e d’integrazione sociale, degli aspetti territoriali legati ai fenomeni migratori.
Autrice di numerose pubblicazioni e articoli su questi temi.

 


Carolina Pacchi è docente al Politecnico di Milano dove insegna Teorie e pratiche della pianificazione e Gestione dei conflitti locali, presso la Facoltà di Architettura e Società. Si occupa di politiche territoriali e ambientali e di percorsi di coinvolgimento degli attori. Ha pubblicato articoli e saggi su questi temi, su riviste nazionali e internazionali.

La Piazza

  • Pagine144
  • Prezzo15.00
  • Anno2012
  • ISBN978-88-8273-134-2
  • Note
Aggiungi al carrello

La Piazza Significati e ragioni nell'architettura italiana

Nell’epoca dello “slow food” e della decrescita felice, del tempo lento contro l’ipervelocità globale, le piazze italiane, oscillanti tra nostalgiche immagini di un tempo perduto e attraenti spot televisivi, rimangono i luoghi deputati alla manifestazione dell’identità del nostro straordinario Paese. Capaci di resistere al furore dis-identitario della globalizzazione, le città italiane racchiudono questi spazi preziosi che permangono immutabili al passare del tempo.
Questo libro intende delineare i tratti salienti della piazza quale luogo permanente e specifico dell’architettura italiana, ma anche l’influenza che le piazze italiane hanno avuto nella cultura urbana europea. Il libro approfondisce anche i motivi che rendono la piazza ancora oggi il riferimento principale nel quale la città si riconosce. D’altro canto la cultura architettonica italiana ha espresso i propri orientamenti e la propria condizione proprio nei progetti di piazze. In particolare nel Novecento.
L’immagine dello spazio aperto che suggerisce la piazza ci fa comprendere non solo lo spazio urbano in cui viviamo ma, soprattutto, quello in cui ognuno di noi aspira a vivere, il mondo cui desideriamo appartenere. Le piazze, nella loro inattualità, ci offrono una indispensabile chiave di lettura utile a riformulare i nuovi paesaggi urbani, contro il degrado, la dispersione, la irriconoscibilità dello spazio contemporaneo.

​Introduzione di Franco Purini

Dina Nencini, docente di progettazione architettonica presso la Facoltà di Architettura della Sapienza Università di Roma, conduce principalmente studi sull’architettura italiana con particolare attenzione agli sviluppi ed alle specificità della produzione teorica e progettuale del nostro Paese nel confronto con il panorama della cultura architettonica internazionale. Di recente ha pubblicato IT. Osservatorio sulla ricerca in architettura in Italia under 50, (2012); ha curato il numero monografico della rivista “Vedute”, Architettura e costruzione, (2009); e con Franco Purini ha curato Generazioni e progetti culturali, (2007). È redattrice di alcune testate nazionali di architettura, oltre a svolgere attività professionale.

La cultura della pittura

  • Pagine216
  • Prezzo22.00
  • Anno2013
  • ISBN978-88-8273-138-0
  • Note
Aggiungi al carrello

La cultura della pittura

La cultura della pittura è un libro in cui si guarda all’arte in modo interdisciplinare, con un occhio alla letteratura, alla filosofia, alla scienza, allargando gli orizzonti oltre gli specialismi di ciascuna disciplina. L’ipotesi di fondo è infatti che le opere siano elementi culturali: dagli studi iconografici, che nutrono questa ricerca, si è compiuto un passo decisivo verso una nuova considerazione dei prodotti artistici intesi quali strumenti di conoscenza storica e sociale dell’epoca cui appartengono. Protagonisti del libro sono i pittori - non solo con i loro dipinti ma anche con le loro scritture - i teorici dell’arte e i trattatisti, in un viaggio lungo tre secoli in compagnia di Raffaello, Pontormo, Canova, Goethe… Il libro restituisce la parola agli artisti (che tacciono di solito per convenzione), creando dei circoli virtuosi fra la pratica artistica e il pensiero, in un fecondo gioco di rimandi fra la letteratura e le immagini.
 


Giusy Petruzzelli, laureata sia in Lettere sia in Filosofia all’Università di Bari, possiede una formazione all’incrocio fra la letteratura, la storia dell’arte e l’estetica, consolidata ulteriormente con un dottorato di ricerca in Storia della Scienza conseguito presso l’Università di Bari, dedicato alla teoria della luce e dei colori, e un DEA in Lettere, ottenuto presso l'Università di Ginevra, in cui si è occupata di studi iconologici. Membro della Società Italiana di Estetica, insegna Storia dell'arte ed Estetica all'Accademia di Belle Arti di Bari.

 

Geopolitiche dell'arte

  • Pagine224
  • Prezzo24.00
  • Anno2012
  • ISBN978-88-8273-136-6
  • Note
Aggiungi al carrello

Geopolitiche dell'arte Arte e critica d'arte italiana nel contesto internazionale, dalle neo avanguardie ad oggi

La storia postbellica dell’arte italiana è profondamente segnata dagli equilibri geopolitici e culturali della guerra fredda, e da quello che potremmo chiamare il marketing delle identità locali. Come confrontarsi con una tradizione illustre, la propria, se si appartiene a una nazione che si scopre bruscamente periferica? E come ripristinare dialoghi cosmopoliti dopo decenni di isolamento? La “mutazione” si compie tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento: se un artista come Fontana rimane fedele a un mondo la cui capitale è Parigi, e il cui faro indiscusso è Picasso, Manzoni apre a geografie artistiche transatlantiche.
Intende la citazione non come mera ripetizione o gioco culturale, ma come pratica distorsiva, satirica e fantastica. “Plagio” e “furto” iconografico, ai suoi occhi, sono modi attraverso cui la Periferia può tornare a parlare di sé e modificare gli svantaggiosi rapporti che la legano al Centro egemonico. I processi di “modernizzazione” culturale introducono, in Italia, l’insidia della subalternità e, per contro, dell’irriflessivo corteggiamento dell’Antico.
Negli artisti che oggi ci sembrano più rilevanti la dimensione “internazionale” coabita con fantasmi storico-artistici e eco di illustre tradizione. Al tempo stesso evocazioni e “messe in scena” dell’Antico sono pienamente comprensibili solo in chiave modernista: come allegorie artistiche contemporanee allestite sullo sfondo della scena sociale di un Paese connotato da brusche amnesie, rovinose impasse e conflitti sanguinosi.
Critici e curatori qualificati partecipano a pieno titolo al negoziato tra culture artistiche e comunità economiche e politiche. Si tratta pur sempre di destare un’idea di Paese, ritrovarla in questo o quell’artista e rilanciare sul piano sovranazionale. Mostre e interpretazioni modellano fantasie comunitarie e progetti di identità cui gli artisti corrispondono (o cercano di sottrarsi) nei modi più diversi, con repliche figurate e tecniche congeniali.

​Michele Dantini (1966), laureatosi e perfezionatosi presso la Scuola Normale superiore di Pisa e la Eberhard Karls Universität di Tübingen, è professore associato di Storia dell’Arte contemporanea all’Università degli Studi del Piemonte Orientale e visiting professor presso prestigiose università nazionali e internazionali. Dirige il Master MAED in pedagogia e didattica dell’arte contemporanea presso il Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea. Tra le sue pubblicazioni Arte contemporanea, ecologia e sfera pubblica (Roma 2012); Ytalya subjecta. Narrazioni identitarie e critica d’arte (Milano 2010); Paul Klee (Milano 1999).

Distruzione e progetto

  • Pagine328
  • Prezzo29.00
  • Anno2011
  • ISBN978-88-8273-126-7
  • Note
Aggiungi al carrello

Distruzione e progetto L'architettura promessa

Associare distruzione e progetto suggerisce una condizione di radicale ambivalenza, segnata in profondità dalla perdita di luoghi e di senso. Come è potuto accadere che l’architettura, invece di contribuire a sostenere il buon vivere, si sia intrecciata con le forme che lo mortificano? Eppure non solo Aristotele e Vitruvio, ma anche autori moderni quali Freud e Marx, Gehlen e Guardini, e prima di loro già Bacone, avevano avvertito questa minaccia.
Prudenza, misura, autocontrollo, responsabilità, solidarietà sono state le virtù via via indicate per orientare e incanalare la violenza implicita del fare e impedire così il suo capovolgersi nel contrario, in aggressione alla terra e alla natura.
Oggi invece i contrari – il progetto e la distruzione – si congiungono e il mondo diviene sempre più inabitabile: dobbiamo allora arrenderci alla “volontà di potenza” di un’epoca segnata dalla tecnica? E non è invece il momento di esercitare la critica delle insostenibili contraddizioni di un movimento storico-economico teso in modo unilaterale al profitto e alla crescita?
Questo libro propone una rinnovata diagnosi della contemporaneità e illustra una possibile risposta: opporre alla logica della “distruzione creatrice”, fissata in economia da Schumpeter e ricca di epigoni in architettura da Le Corbusier a Buckminster Fuller, da Archigram a Koolhaas, una concezione ermeneutica del progetto, inteso come essenziale curare, recuperare e salvare. I diciotto capitoli del libro costituiscono altrettante tappe di un serrato itinerario tra memoria e futuro, e propongono un suggestivo percorso nell’etica dell’architettura. Guidata da un rigore sistematico, e senza cadere nella melanconia, l’opera di Nicola Emery invita a elaborare il lutto per la perdita-distruzione del territorio e sollecita con passione a resistere e a guardare oltre: rievocando le tracce escatologiche di una tradizione eterodossa di pensatori e artisti, da Benjamin a Schwitters, da Duchamp a Yona Friedmann a Derrida, la teoria dell’architettura è qui risolutamente chiamata a confrontarsi con un altro modo di abitare e di fare, con un altro modo di progettare e di pensare, ricco di visionarietà.



Nicola Emery, nato a Lugano nel 1958, è docente di filosofia e di estetica dall’anno della sua fondazione all’Accademia di architettura di Mendrisio, Università della Svizzera italiana. Laureato in Filosofia all’Università di Venezia; ha conseguito successivamente il dottorato di ricerca in Filosofia a Roma. Ha svolto attività didattica presso l’Università di Venezia con Umberto Galimberti, poi è stato assistente di Massimo Cacciari. È autore dei libri Lo Sguardo di Sisifo. G. Rensi e la via italiana alla filosofia della crisi (Milano 1997), L’eloquenza del Nichilismo (Roma 2001), oggetto di numerose recensioni. Franco Volpi su Repubblica ha definito il suo primo libro come la monografia “canonica” su Rensi. Ha curato edizioni in Italia per Adelphi e in Francia per Allia, ha scritto saggi per riviste e opere collettanee, fra cui il Dizionario delle opere filosofiche.

Lo spazio nella forma

  • Pagine208
  • Prezzo23.00
  • Anno2011
  • ISBN978-88-8273-123-6
  • Note
Aggiungi al carrello

Lo spazio nella forma La scultura di Oteiza e l'estetica basca

La grande tradizione della scultura europea delle avanguardie ha un interprete importante nell’artista basco Jorge Oteiza. La sua opera scultorea, sviluppata in gran parte nella seconda metà del Novecento, coniuga neo-plasticismo e costruzione geometrica con la tradizione della sua terra, riletta attraverso il fascino della cultura “materiale” arcaica. Caratteristica principale del suo lavoro scultoreo è l’indagine del vuoto, della delimitazione dello spazio, attuata nella sperimentazione della Dis-occupazione di cubo, sfera e cilindro, conclusasi con le famose Casse vuote o metafisiche. I grandi maestri della cultura architettonica spagnola, con i quali lo stesso Oteiza ha spesso collaborato, hanno da sempre attribuito il giusto ruolo all’importanza ed alla coerenza del suo lavoro ed ora questo volume ne permette finalmente la diffusione ad un pubblico più vasto. Al culmine della sua carriera infatti, dopo un importante riconoscimento internazionale alla Biennale di San Paolo del 1957, Oteiza decide di interrompere il suo proposito sperimentale per intraprendere un difficile cammino di interpretazione dell’anima basca, politicamente impegnato nella difesa dell’identità popolare basca. Il carattere inseparabile della relazione tra vita e arte trova radici profonde nel pensiero e nell’opera di Oteiza: il suo voler essere a tutti i costi un artista “scomodo” ha impedito il giusto riconoscimento del suo valore artistico, nonostante il fatto che la sua opera e la sua influenza sulla cultura basca abbiano fondato le basi della “scuola della scultura basca”. Questo libro, che fra l’altro riporta in appendice un inedito su Oteiza di Carlos Martí Arís, si presenta oggi come un importante strumento interpretativo dell’intera sua opera, analizzando nel dettaglio le opere del grande artista basco, sottoponendole ad una interpretazione critica rigorosa, attraverso la dettagliata lettura dei molti strumenti espressivi che lo stesso Oteiza aveva forgiato.
 

Gillermo Zuaznabar, nato a San Sebastian, è docente di Composizione presso la Facoltà di Architettura dell’Università Pubblica di Tarragona, dove dal 2007 dirige la collana dell’Area di Teoria e Storia dell’arte e dell’architettura. È autore di numerosi saggi e articoli ed è anche curatore di mostre (tra le quali “Oiza-Oteiza en el Paisaje”, Barcellona - 2004, in collaborazione con Josep Quetglas e Fernando Marzá; nel 2006 “Piedra en el paisaje” presso la Fondazione museo Jorge Oteiza di Alzuza).

Lo spazio e il limite

  • Pagine224
  • Prezzo22.00
  • Anno2010
  • ISBN978-88-8273-119-9
  • Note
Aggiungi al carrello

Lo spazio e il limite Scritti e conversazioni sull'arte

Il volume presenta per la prima volta in Italia e nel mondo una selezione dei più significativi scritti e conversazioni dello scultore spagnolo Eduardo Chillida, dagli esordi della sua riflessione filosofica agli esiti della sua piena maturità di artista e di uomo. Considerato uno dei maestri della seconda metà del XX secolo insieme a scultori della portata di Alberto Giacometti ed Henry Moore, Chillida, in queste pagine suggestive e a tratti evocative, illustra la fonte da cui trae origine la sua opera, mettendo soprattutto in evidenza la sua peculiare concezione dello spazio. Ai primi fondamentali scritti degli anni Sessanta e Settanta seguono i testi elaborati negli anni Novanta, che rappresentano il momento culminante, per intensità e sintesi, della sua costantemente rinnovata ricerca sulle questioni di fondo, poetiche ed estetiche, della propria opera. A quest’ultimo periodo appartengono anche le conversazioni, che formano la seconda parte del volume, grazie alle quali emerge in modo nitido la visione complessiva dell’articolata produzione di Chillida. In particolare le conversazioni si svolgono attorno al dialogo tra la scultura e la musica, elemento che più di ogni altro mantiene un rapporto privilegiato con il tema dello spazio, tanto essenziale nella sua opera. Come dice laconicamente lo stesso Chillida: «Nel punto estremo dell’acuto, il silenzio. Attraversare lo spazio silenziosamente. Ottenere la vibrazione muta».

​Eduardo Chillida (1924-2002) è uno dei massimi scultori della seconda metà del Novecento. Nato nel 1924 a San Sebastian, nei Paesi Baschi, abbandona presto gli studi di architettura per consacrarsi interamente all’arte. Nel 1948 si trasferisce a Parigi, ove realizza le prime sculture in gesso. Nel 1951 torna definitivamente in patria e inizia a lavorare il ferro, dando avvio a una nuova fase che lo condurrà a trovare il proprio linguaggio espressivo attraverso l’uso dei materiali più diversi, dal legno al marmo, dalla terra cotta al cemento. Molti filosofi e poeti, con cui l’artista intrattenne un dialogo sul tema dello spazio quale origine della scultura, si sono interessati alla sua opera. Ha ricevuto molti riconoscimenti a livello internazionale ed ha esposto i suoi lavori in numerosissime mostre personali a livello europeo e mondiale. Nel 2000 viene inaugurato il Museo Chillida-Leku, in cui ha oggi sede la Fondazione Chillida e in cui si trova esposta la collezione privata dell’artista.