• Pagine184
  • Prezzo16.50
  • Anno2008
  • ISBN978-88-8273-084-0
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Giulia Veronesi

Difficoltà politiche dell'architettura in Italia, 1920-1940

In un’intervista del 1980 il grande storico dell’arte Giulio Carlo Argan ricordava come “durante il fascismo siamo stati indotti spesso a dare un significato politico quasi simbolico a cose e persone che originariamente non l’avevano, ma che lo acquisivano nella nostra amara coscienza”. La testimonianza arganiana, che si riferiva all’architetto tedesco Walter Gropius e ad altre figure magistrali europee, la cui opera veniva assunta in Italia quale viatico nelle battaglie culturali contro le posizioni più reazionarie espresse dagli zelatori del regime mussoliniano e per cercare di mantenere un collegamento con l’Europa, sintetizza efficacemente la miseria morale ed il provincialismo, non tutto fascista, dell’Italia di allora. Per fare dunque fronte alle difficoltà politiche dell’architettura, arte pubblica per definizione, di cui, con accenti accorati, Giulia Veronesi, prima e primaria critica e storica italiana dell’architettura, non che “grande rimossa” della cultura italiana, ci parla in questo libro del 1953 che adesso viene riproposto, anzi, riprodotto, essendo apparso doveroso il mantenimento delle caratteristiche grafiche (secondo un gusto ancora anni Quaranta) dell’antica ed unica edizione. Il libro, inoltre, viene corredato dal primo tentativo di articolata ricostruzione biografica di un personaggio importante e sfuggente come la Veronesi. Difficoltà politiche dell’architettura in Italia, 1920-1940 è documento necessario di un’epoca che alle nuove generazioni potrebbe sembrare remota; esso invece può contribuire al ristabilimento di alcune verità sulle quali in questi anni, segnati da una tendenza, pure ambigua, al revisionismo, si preferisce glissare. Le figure di Raffaello Giolli, Giuseppe Pagano, Giuseppe Terragni ed Edoardo Persico sono centrali nella vicenda storica delle moderne arti italiane, ma lo sono parimenti in quella civile. Non è certo casuale che Giolli ed il già fascistissimo Pagano siano morti nel lager nazista di Mauthausen e che uguale sorte sia toccata a Gianluigi Banfi e che l’architetto Lodovico Belgiojoso, consocio con Banfi dello studio BBPR, pur deportatovi, sia miracolosamente sopravvissuto. C’è di che continuare ad interrogarsi.

​Giulia Veronesi (Milano, 1906-1970), storica e critica dell’arte e dell’architettura, redattrice editoriale e giornalista, viene spesso ricordata come sorella del pittore astrattista Luigi Veronesi, con il quale condivise passioni artistiche e politiche. Prolifica commentatrice non solo di fatti artistici, la Veronesi partecipò alla realizzazione di importanti “imprese” culturali fin dalla collaborazione alla “Casabella” di Pagano e di Persico. Di quest’ultimo curò la raccolta completa degli scritti (Edizioni di Comunità, 1964). Oltre che del libro presente e di numerosi articoli, fu autrice di quattro monografie dedicate a importanti maestri dell’architettura per le edizioni de Il Balcone (Garnier, ’48; Olbrich, ’48; Oud, ’53; Hoffmann, ‘56), di Stile 1925. Ascesa e caduta delle Arts Déco (Vallecchi, 1966), ben presto tradotto in francese e in inglese, di L’astrattismo (Fabbri, 1967) e della raccolta Profili. Disegni, architetti, strutture, esposizioni (Vallecchi, 1969). Nel 1957 ricevette il Premio Olivetti per la critica di architettura.

  • 18 Settembre 2008 Diario pdf