• Pagine288
  • Prezzo26.00
  • Anno2009
  • ISBN978-88-8273-096-3
  • Note2009 Anno del CENTENARIO: le lezioni di un maestro della Storia dell'arte
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Giulio Carlo Argan

Promozione delle arti, critica delle forme, tutela delle opere Scritti militanti e rari (1930-1942)

Il volume raccoglie una selezione della produzione critica di Giulio Carlo Argan degli anni Trenta e primi anni Quaranta intorno a tre nuclei tematici: gli scritti su architettura e urbanistica, gli interventi sull’arte contemporanea e la promozione degli artisti, i testi sui metodi e gli strumenti della storia dell’arte e della tutela delle opere (l’insegnamento nella scuola, l’educazione artistica, il restauro, il museo, le esposizioni). Si è voluto in questo modo evidenziare il ruolo svolto dal giovane Argan nel superamento degli stretti confini disciplinari in cui spesso si chiudevano gli storici-filologi dell’arte, intenti prevalentemente all’attribuzione e alla datazione di pitture e sculture del passato. Invece lo studioso torinese, sin dai suoi scritti d’esordio, elabora una lettura formalistica dell’architettura in contrapposizione con le analisi tecniche e tipologiche degli storici-architetti, interviene con scritti di taglio militante sulle più recenti correnti artistiche (dalla presa di posizione sul futurismo, al sostegno al gruppo dei Sei pittori di Torino e poi del gruppo di Corrente), si prodiga per la difesa del patrimonio artistico a ridosso e durante la guerra (collaborando alla stesura della legge di tutela del 1939 e disegnando il progetto fondativo dell’Istituto Centrale del Restauro). In questi scritti emerge la continuità con gli insegnamenti crociani e del suo maestro Lionello Venturi, ma anche la consapevole decisione di non seguire Venturi nell’esilio francese per rimanere alla Direzione generale delle Antichità e Belle Arti, sotto il ministro Giuseppe Bottai, dove gli è possibile prendere posizione nelle polemiche su “archi e colonne” e sui rapporti tra artisti e fascismo, in difesa dell’architettura razionale e dei pittori e scultori meno allineati con le posizioni conservatrici di Ojetti e Farinacci.

​Giulio Carlo Argan (Torino 1909 – Roma 1992) è stato uno tra i maggiori critici d’arte del Novecento. Si forma nell’ambiente culturale gobettiano, studiando all’Università con Lionello Venturi. Nel 1933 entra nell’Amministrazione delle Antichità e Belle Arti, diventando ispettore a Torino, poi a Modena e infine a Roma. Nel dopoguerra approda a una critica di taglio fenomenologico (Walter Gropius e la Bauhaus, 1951; Borromini, 1952; Fra’ Angelico, 1955) ed elabora una nuova interpretazione dell’arte barocca (L’Europa delle capitali, 1964). Nel 1955 inizia l’insegnamento universitario a Palermo e dal 1959 a Roma. Negli anni Sessanta ha un ruolo di primo piano nel dibattito sull’arte moderna. Nel 1968 pubblica la Storia dell’arte italiana, seguita da L’arte moderna 1770-1970. Negli anni 1976-79 è sindaco di Roma e dal 1983 senatore del PCI, dedicandosi soprattutto alla critica della cultura postmoderna e alla difesa del patrimonio artistico.

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