• Pagine224
  • Prezzo24.00
  • Anno2012
  • ISBN978-88-8273-136-6
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Michele Dantini

Geopolitiche dell'arte Arte e critica d'arte italiana nel contesto internazionale, dalle neo avanguardie ad oggi

La storia postbellica dell’arte italiana è profondamente segnata dagli equilibri geopolitici e culturali della guerra fredda, e da quello che potremmo chiamare il marketing delle identità locali. Come confrontarsi con una tradizione illustre, la propria, se si appartiene a una nazione che si scopre bruscamente periferica? E come ripristinare dialoghi cosmopoliti dopo decenni di isolamento? La “mutazione” si compie tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento: se un artista come Fontana rimane fedele a un mondo la cui capitale è Parigi, e il cui faro indiscusso è Picasso, Manzoni apre a geografie artistiche transatlantiche.
Intende la citazione non come mera ripetizione o gioco culturale, ma come pratica distorsiva, satirica e fantastica. “Plagio” e “furto” iconografico, ai suoi occhi, sono modi attraverso cui la Periferia può tornare a parlare di sé e modificare gli svantaggiosi rapporti che la legano al Centro egemonico. I processi di “modernizzazione” culturale introducono, in Italia, l’insidia della subalternità e, per contro, dell’irriflessivo corteggiamento dell’Antico.
Negli artisti che oggi ci sembrano più rilevanti la dimensione “internazionale” coabita con fantasmi storico-artistici e eco di illustre tradizione. Al tempo stesso evocazioni e “messe in scena” dell’Antico sono pienamente comprensibili solo in chiave modernista: come allegorie artistiche contemporanee allestite sullo sfondo della scena sociale di un Paese connotato da brusche amnesie, rovinose impasse e conflitti sanguinosi.
Critici e curatori qualificati partecipano a pieno titolo al negoziato tra culture artistiche e comunità economiche e politiche. Si tratta pur sempre di destare un’idea di Paese, ritrovarla in questo o quell’artista e rilanciare sul piano sovranazionale. Mostre e interpretazioni modellano fantasie comunitarie e progetti di identità cui gli artisti corrispondono (o cercano di sottrarsi) nei modi più diversi, con repliche figurate e tecniche congeniali.

​Michele Dantini (1966), laureatosi e perfezionatosi presso la Scuola Normale superiore di Pisa e la Eberhard Karls Universität di Tübingen, è professore associato di Storia dell’Arte contemporanea all’Università degli Studi del Piemonte Orientale e visiting professor presso prestigiose università nazionali e internazionali. Dirige il Master MAED in pedagogia e didattica dell’arte contemporanea presso il Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea. Tra le sue pubblicazioni Arte contemporanea, ecologia e sfera pubblica (Roma 2012); Ytalya subjecta. Narrazioni identitarie e critica d’arte (Milano 2010); Paul Klee (Milano 1999).

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