• Pagine328
  • Prezzo29.00
  • Anno2011
  • ISBN978-88-8273-126-7
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Nicola Emery

Distruzione e progetto L'architettura promessa

Associare distruzione e progetto suggerisce una condizione di radicale ambivalenza, segnata in profondità dalla perdita di luoghi e di senso. Come è potuto accadere che l’architettura, invece di contribuire a sostenere il buon vivere, si sia intrecciata con le forme che lo mortificano? Eppure non solo Aristotele e Vitruvio, ma anche autori moderni quali Freud e Marx, Gehlen e Guardini, e prima di loro già Bacone, avevano avvertito questa minaccia.
Prudenza, misura, autocontrollo, responsabilità, solidarietà sono state le virtù via via indicate per orientare e incanalare la violenza implicita del fare e impedire così il suo capovolgersi nel contrario, in aggressione alla terra e alla natura.
Oggi invece i contrari – il progetto e la distruzione – si congiungono e il mondo diviene sempre più inabitabile: dobbiamo allora arrenderci alla “volontà di potenza” di un’epoca segnata dalla tecnica? E non è invece il momento di esercitare la critica delle insostenibili contraddizioni di un movimento storico-economico teso in modo unilaterale al profitto e alla crescita?
Questo libro propone una rinnovata diagnosi della contemporaneità e illustra una possibile risposta: opporre alla logica della “distruzione creatrice”, fissata in economia da Schumpeter e ricca di epigoni in architettura da Le Corbusier a Buckminster Fuller, da Archigram a Koolhaas, una concezione ermeneutica del progetto, inteso come essenziale curare, recuperare e salvare. I diciotto capitoli del libro costituiscono altrettante tappe di un serrato itinerario tra memoria e futuro, e propongono un suggestivo percorso nell’etica dell’architettura. Guidata da un rigore sistematico, e senza cadere nella melanconia, l’opera di Nicola Emery invita a elaborare il lutto per la perdita-distruzione del territorio e sollecita con passione a resistere e a guardare oltre: rievocando le tracce escatologiche di una tradizione eterodossa di pensatori e artisti, da Benjamin a Schwitters, da Duchamp a Yona Friedmann a Derrida, la teoria dell’architettura è qui risolutamente chiamata a confrontarsi con un altro modo di abitare e di fare, con un altro modo di progettare e di pensare, ricco di visionarietà.



Nicola Emery, nato a Lugano nel 1958, è docente di filosofia e di estetica dall’anno della sua fondazione all’Accademia di architettura di Mendrisio, Università della Svizzera italiana. Laureato in Filosofia all’Università di Venezia; ha conseguito successivamente il dottorato di ricerca in Filosofia a Roma. Ha svolto attività didattica presso l’Università di Venezia con Umberto Galimberti, poi è stato assistente di Massimo Cacciari. È autore dei libri Lo Sguardo di Sisifo. G. Rensi e la via italiana alla filosofia della crisi (Milano 1997), L’eloquenza del Nichilismo (Roma 2001), oggetto di numerose recensioni. Franco Volpi su Repubblica ha definito il suo primo libro come la monografia “canonica” su Rensi. Ha curato edizioni in Italia per Adelphi e in Francia per Allia, ha scritto saggi per riviste e opere collettanee, fra cui il Dizionario delle opere filosofiche.

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