Percezioni

Il Disgusto

  • Pagine132
  • Prezzo15.00
  • Anno2017
  • ISBN978-88-8273-162-5
  • NotePercezioni 12
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Il Disgusto

Il Disgusto di Aurel Kolnai è un libro scorretto. Ma la sfrontatezza, l’impertinenza, la spontaneità, la schiettezza delle analisi che vi si possono leggere non sono altro che il riflesso fedele di un sentimento irrimediabilmente politico. Non ha filtri il disgusto e sempre, cioè ogni volta che lo proviamo, investe e condiziona il già difficile, faticoso rapporto con l’alterità. Di questo non è che una delle modalità negative: la più immediata e incontrollabile. Seguirla significherebbe concedere tutto - e subito - al conflitto; fingere che non esista impedirebbe tuttavia di comprendere chi autenticamente siamo noi e chi è l’altro. Due derive che non possiamo permetterci e che solo un’autentica critica del disgusto può definitivamente scongiurare, come Aurel Kolnai dimostra lungo tutto il suo saggio.

 

Aurel Kolnai, nato a Budapest il 5 dicembre del 1900 e morto a Londra il 28 giugno 1973, è un classico rappresentante della gloriosa cultura mitteleuropea sorta dalle ceneri del tracollo dell’Impero austro-ungarico. A diciott’anni aderisce alla “Rivoluzione dei Crisantemi”, scoppiata contro la dominazione asburgica. Nel 1920 entra nell’associazione psicoanalitica di Budapest e tra il 1920 e il 1925 è membro della società psicoanalitica di Vienna. Si è occupato principalmente di teoria politica, di etica e di estetic

Il bello dell'esperienza

  • Pagine232
  • Prezzo23.00
  • Anno2016
  • ISBN978-88-8273-160-1
  • NotePercezioni 11
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Il bello dell'esperienza La nuova estetica tedesca

Dopo la riunificazione delle due Germanie, i filosofi tedeschi hanno preso posizione rispetto ai temi dell’arte e della bellezza, senza ignorare quanto stava accadendo tanto in area analitica, quanto in area continentale, e gettando sull’estetica uno sguardo nuovo e comunque ben memore dell’insegnamento dei Grandi Maestri. Uno sguardo critico, che, prestando costantemente attenzione alle concrete esperienze artistiche, si confronta con la filosofia dell’arte di Danto, rinnovando l’armamentario concettuale dell’estetica negativa di Adorno; riprende Sartre e la fenomenologia, per offrire nuove soluzioni alle questioni lasciate aperte dalla filosofia analitica e dalla semiologia; mette a confronto Derrida e Lyotard con Gadamer e Heidegger, per ritrovare le radici feconde di decostruzione ed ermeneutica nel Romanticismo filosofico; s’interroga sulle funzioni dell’estetica per le democrazie occidentali in crisi e, nell’esplorazione della dimensione affettiva, atmosferica, mediale e performativa dell’esperienza estetica, non rinuncia all’approfondimento della riflessione, privilegiando all’ontologia dell’opera d’arte come ‘cosa fra cose’ l’ontologia dell’arte come dimensione specifica della prassi, dotata di un particolare valore per l’umanità.

 

Alessandro Bertinetto è ricercatore di Estetica all’Università di Udine e membro dell’Executive Committee della European Society for Aesthetics. Ha conseguito l’abilitazione come professore ordinario in estetica e filosofia teoretica. Tra gli ultimi libri ricordiamo: La forza dell’immagine (Udine 2010); Il pensiero dei suoni (Milano 2012; tr. fr. La pensée des sons, Paris, c. s.); Eseguire l’inatteso. Ontologia della musica e improvvisazione (e-book, Roma 2016).

 

Georg Bertram è professore di filosofia, con indirizzo in estetica filosofica e filosofia teoretica, alla Freie Universität di Berlino. Tra gli ultimi libri ricordiamo: Kunst. Eine philosophische Einführung, Stuttgart 2005 (tr. it. di A. Bertinetto, Arte. Un’introduzione filosofica, Torino 2008); Die Sprache und das Ganze. Entwurf einer antireduktionistischen Sprachphilosophie, Weilerswist 2006; Sprachphilosophie zur Einführung, Hamburg 2011 (nuova ed. 2014); Kunst als menschliche Praxis. Eine Ästhetik, Berlin 2014 (tr. it. di A. Bertinetto, Arte come prassi umana. Un’estetica, Milano, c.s.).

Espressione e Creatività

  • Pagine200
  • Prezzo22.00
  • Anno2015
  • ISBN978-88-8273-154-0
  • NotePercezioni 10
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Espressione e Creatività

Ecco il caso di un pensatore tanto segretamente influente nella cultura europea quanto ufficialmente dimenticato, o, peggio, annoverato, per il suo esplicito amore neoromantico per l’arcaico, tra i “pericolosi” nemici della ragione. Osteggiato per l'impostazione (volutamente) non accademica, Ludwig Klages è stato però non solo lo strenuo difensore dei diritti dell’anima al cospetto delle astrazioni imposte dalla razionalità moderna, ma anche l’autorevole fondatore di due scienze sui generis quali la grafologia e la scienza dell'espressione. Pensatore originale e imprevedibile, Klages comincia a riemergere dall'ingiusto oblio soltanto in questi ultimi anni, in particolare nel campo di una fenomenologia e di un’estetica fondate non più sul distaccato giudizio critico ma sul sentire percettivo, inteso qui come partecipazione alle qualità espressive del mondo. Espressione e Creatività, inedito in Italia, è uno studio risalente nel suo nucleo al 1913 e poi pubblicato in forma rivista e ampliata nel 1921, e si pone alla base di uno dei più interessanti percorsi della nuova estetica, laddove al centro dell'interesse tornano termini quali “percezione”, “presenza corporea”, “sentimento”, “atmosfera”, “carattere”, ecc.                  

Di Ludwig Klages la Marinotti Edizioni ha pubblicato nel 2006, La realtà delle immagini. Simboli elementari e civiltà preelleniche.

Il Me della percezione

  • Pagine176
  • Prezzo20.00
  • Anno2014
  • ISBN978-88-8273-149-6
  • NotePercezioni 9
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Il Me della percezione

Chi percepisce sa perfettamente che cosa significa percepire. Ma se ne dimentica non appena cerca di spiegarsi come la percezione sia possibile, finendo così per dubitare del proprio effettivo accesso al mondo. Ma l’uomo non accede al mondo. E non perché questo gli sia estraneo, ma perché non ha bisogno di accedervi, visto che è già comunque nel mondo, coinvolto e implicato da quanto vi si manifesta. Non dubita della presenza di ciò che percepisce, né può sottrarsi a sua volta alla percepibilità.
Eppure larghe sezioni della filosofia, della psicologia e delle neuroscienze ignorano colpevolmente questa evidenza, preferendo spiegare la percezione con dei miti: quello del dato (l’uomo è un riflesso del mondo) e oggi soprattutto quello del mediato (si accede al mondo solo attraverso media). Questo testo - il primo disponibile in italiano di Lambert Wiesing, professore di teoria dell’immagine e fenomenologia nell’Università di Jena - ci guida brillantemente a riscoprire, attraverso una meditazione approfondita senza essere strettamente accademica, una verità elementare: il soggetto non produce la percezione, ma ne è piuttosto il prodotto.

 

Lambert Wiesing, dal 2005 al 2008 presidente della Società tedesca di Estetica, è Professore di Teoria dell’immagine e Fenomenologia nella Friedrich Schiller-Universität di Jena. Tra le sue pubblicazioni: Stil statt Warheit. Kurt Schwitters und Ludwig Wittgenstein über ästhetische Lebensformen, Fink, München 1991; Die Sichtbarkeit des Bildes: Geschichte und Perspektiven der formalen Ästhetik, Rowohlt, Reinbeck bei Hamburg 1997 (ed. accresciuta Campus Verlag, Frankfurt a.M., New York 2008); Artifizielle Präsenz. Studien zur Philosophie des Bildes, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 2005; Phänomene im Bild, Fink,  München 2007; Sehen lassen. Die Praxis des Zeigens, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 2013.

 

Il Me della percezione è il primo libro di Lambert Wiesing in traduzione italiana.

 

Coscienza del corpo

  • Pagine234
  • Prezzo24.00
  • Anno2013
  • ISBN978-88-8273-143-4
  • NotePercezioni 8
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Coscienza del corpo La filosofia come arte di vivere e la somaestetica

In nessun'epoca come nella nostra i problemi legati alla cura del corpo, per un verso, e ai disagi con la corporeità, per l'altro, hanno occupato uno spazio così ampio, dalla diffusione dei centri di bellezza, delle palestre, delle diete, all'attenzione per la salute e l'alimentazione, fino all'esplosione di fenomeni come l'anoressia o altri disturbi dell'immagine corporea. Come si è rapportata la filosofia a questa svolta in direzione del corpo che il nostro tempo sta vivendo? Ha saputo superare la divisione tradizionale fra un ambito della mente e un ambito fisico nell'essere umano? Ha saputo dire qualcosa di nuovo rispetto alla sfiducia tradizionale nei confronti dell'inganno dei sensi e delle emozioni? Detto altrimenti: la filosofia e la riflessione filosofica sulla sensibilità hanno ancora qualcosa di fondamentale da dire al nostro presente e ai suoi problemi? Esiste ancora una saggezza dello stile di vita? Questo libro pubblicato negli Stati Uniti da Richard Shusterman nel 2008, subito tradotto in numerose lingue, dal francese, al tedesco, al polacco, al coreano, al cinese, e ormai divenuto un classico dell'estetica contemporanea, offre una risposta avvincente e appassionata difendendo, insieme, la centralità del corpo e l’esigenza per l’essere umano di raggiungere la più completa coscienza e consapevolezza di esso. L'edizione italiana di questo libro, attraverso il confronto del suo autore con alcuni dei più importanti filosofi del Novecento offre al lettore la possibilità di un confronto con una prospettiva, l'estetica del corpo vivente, o somaestetica, che sta riscuotendo un successo editoriale e un'attenzione critica globali.

​Richard Shusterman (1949, Philadelphia, USA), professore di filosofia alla Florida Atlantic University, è il fondatore della somaestetica e una delle figure di spicco dell'attuale dibattito estetico internazionale, in cui ha significativamente promosso una ripresa del pragmatismo e un forte dialogo fra la scuola analitica angloamericana, le tradizioni europee e le culture orientali. Numerose le sue pubblicazioni, tradotte in ben dodici lingue (occidentali e orientali) e ormai oggetto di una attenzione globale.

L'aroma del mondo

  • Pagine148
  • Prezzo18.00
  • Anno2013
  • ISBN978-88-8273-142-7
  • NotePercezioni 7
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L'aroma del mondo Gusto, olfatto e atmosfere

L’aroma del mondo è un libro unico, che nella saggistica contemporanea non trova termini di confronto, né possibili sostituti. Il testo infatti coinvolge il lettore in due avvincenti avventure intellettuali. La prima: considerare gusto e olfatto non solo sensi del piacere gastronomico ma sensi estetici, cioè sensi in grado di svelare gli stati emotivi (la gioia, il disagio, il languore, il ricordo, la nostalgia, ecc.). La seconda: mostrare quanto l’analisi dell’esperienza orale, legata alla mescolanza tra gusto e olfatto, sia una dimensione fondamentale per comprendere e diagnosticare stati di sofferenza psichica. Per mezzo della descrizione lucida e piana di casi inediti, il libro si conclude in un’analisi istruttiva di quanto il regno degli odori e degli aromi possa essere utile non solo per aiutare chi soffre di depressione o schizofrenia, ma per aprire a tutti noi un ampio codice “inesplorato” di segnali per comprendere e meglio “assaporare” la realtà che ci circonda e nella quale siamo immersi.

Hubertus Tellenbach(1914-1994), psichiatria e filosofo, è noto in Italia per i suoi studi sulla malinconia (Melanconia: storia del problema, ESI 1975). Pur integrato profondamente nel mondo filosofico e accademico tedesco del XX secolo, Tellenbach è uno studioso tra i più originali della cultura europea, lavorando al confine tra psichiatria e analisi esistenziale, antropologia ed estetica.

L'arte e i suoi oggetti

  • Pagine148
  • Prezzo16.50
  • Anno2013
  • ISBN978-88-8273-141-0
  • NotePercezioni 6
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L'arte e i suoi oggetti

L’arte e i suoi oggetti di Wollheim è uno dei grandi classici dell’estetica americana contemporanea, e si pone accanto a opere di autori come Goodman e Danto (di cui si veda Oltre il Brillo Box, pubblicato dalla Marinotti Edizioni a fine 2010) quale punto di riferimento obbligato per il dibattito filosofico sull’arte. In esso vengono esaminati e discussi i maggiori problemi dell’estetica: dalla definizione dell’arte allo statuto dell’esperienza estetica, dalle peculiarità della percezione dell’opera d’arte alla sua dimensione sociale e culturale. Wollheim sviluppa una teoria che concepisce l’arte come “forma di vita”. Questa teoria trae origine dall’approfondimento delle pratiche percettive che intervengono nella fruizione concreta dell’opera d’arte. Questo perché la riflessione dell’autore, di tipo marcatamente descrittivo, si basa su un’intensa immersione nell’oggetto studiato. Atteggiamento che trova riscontro in un approccio alle opere pittoriche che esige una contemplazione prolungata per assistere alla progressiva emersione del senso dell’immagine. Come racconta lo stesso Wollheim, «giunsi a riconoscere che spesso ci voleva più o meno un’ora per far placare in me associazioni divaganti o percezioni falsamente motivate, e che solo in seguito, impiegando almeno la stessa quantità di tempo nell’osservazione, ci si poteva aspettare che il quadro schiudesse se stesso per quel che era».

Richard Wollheim (1923-2003) è uno dei filosofi più autorevoli ad aver animato il dibattito sui problemi estetici all'interno della cultura anglo-americana dell'ultimo mezzo secolo. La sua prospettiva di ricerca ha approfondito temi e problemi anzitutto connessi con l'ambito delle arti visive e con la dimensione emotiva, cercando un approccio in grado di coniugare l'eredità del secondo Wittgenstein con spunti provenienti dalla tradizione psicoanalitica e – più in generale – dalla cultura "continentale". Oltre ad Art and its Objects del 1968 (l'opera qui presentata), capolavoro teoretico di Wollheim, sono numerosi i suoi scritti che hanno esercitato notevole influenza. In italiano è stata tradotta anche la sua monografia su Freud (con il titolo Guida a Freud, Milano 1977).

Estetica e modernità

  • Pagine184
  • Prezzo20.00
  • Anno2013
  • ISBN978-88-8273-137-3
  • NotePercezioni 5
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Estetica e modernità Lezioni di estetica filosofica (1947/48 e 1962)

Perché solo nell’età moderna nasce l’estetica? Perché solo allora, ossia a partire dal Settecento, si comincia ad apprezzare la bellezza della natura e si ritiene l’arte capace di dire la verità sulle cose? La risposta di Ritter è tanto limpida quanto meditata: nell’età moderna solo l’arte può frenare il disincanto scientifico e razionalistico del mondo. Solo nella sfera estetica, infatti, sopravvive lo sguardo libero e contemplativo sulla totalità dell’essere che per gli antichi costituiva la massima felicità. Queste lezioni, risalenti agli anni 1947/48 e 1962, ma inedite anche in Germania fino al 2010, hanno esercitato una potente influenza su un’intera generazione di filosofi che ebbero l’occasione di ascoltarle. Ed è agevole capire perché. Esse offrono, infatti, un’introduzione didatticamente assai efficace all’estetica (filosofica) e ad alcuni suoi concetti fondamentali (bello, sublime, immagine, genio, mimesi e soprattutto natura in quanto paesaggio), ma anche una profonda e suggestiva reinterpretazione della centralità della dimensione estetica nel mondo contemporaneo.

​Joachim Ritter (1903-1974), eminente filosofo e accademico tedesco, ha svolto la sua intera carriera universitaria a Münster, ricoprendo tutte le cariche accademiche fino al rettorato (1962-63). Iniziatore e curatore del monumentale “Dizionario Storico della Filosofia” (Basel-Stuttgart 1971 sgg.), Ritter - un autentico maestro nella “storia dei concetti” - ci ha lasciato studi fondamentali su Aristotele, Agostino, Cusano, Hegel e, appunto, sull’estetica. In italiano sono tradotte le seguenti opere: Hegel e la rivoluzione francese (Napoli, 1970), Metafisica e politica. Studi su Aristotele e Hegel (Casale Monferrato, 1983), Paesaggio. Uomo e natura nell’età moderna (Milano, 1994), Soggettività (Genova, 1997).

La metafisica della bellezza

  • Pagine272
  • Prezzo27.00
  • Anno2011
  • ISBN978-88-8273-129-8
  • NotePercezioni 4
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La metafisica della bellezza

La bellezza pervade la nostra vita quotidiana: è oggetto di desiderio, è criterio di scelta, è contrassegno di status e addirittura strumento di eccellenza ed emancipazione. È qualcosa che tutti vorrebbero possedere e rispetto alla quale essere giudici competenti. Eppure, forse proprio per questo e a dispetto di una millenaria tradizione, la bellezza è diventata negli ultimi decenni - soprattutto nell’arte - un argomento intellettualmente sospetto. Filosofi, pensatori, artisti, hanno preso a trattare l’esperienza del bello con estrema diffidenza, preferendo di gran lunga un rigore antiestetico al rischio di una troppo volgare demagogia. Nick Zangwill - in questo testo che è già diventato un classico nel mondo anglosassone, e non solo tra i filosofi - mira a riconciliare l’interesse del senso comune e il rigore dell’analisi intellettuale, difendendo le “pretese” della bellezza e la sua attualità, tanto contro gli scetticismi di molta moderna sociologia, quanto dai fraintendimenti teorici più diffusi. Con grande chiarezza, a costo di sembrare impopolare, e non senza ironia, a costo di sembrare irriverente, Zangwill si misura con le domande fondamentali di fronte alle quali tutti, prima o poi, ci siamo trovati in imbarazzo: perché qualcosa ci piace più di qualcos’altro? Come possiamo dire che qualcosa è bello e qualcosa no? Con quali argomenti possiamo difendere le nostre convinzioni soggettive? Possiamo fare a meno di dare giudizi del genere? Acume, finezza e buon senso sono gli strumenti con cui l’autore ci fornisce le risposte che, a loro volta, ci aiutano a prendere posizione e a chiarirci le idee.

​Nick Zangwill è docente di filosofia all'Università di Durham, dopo aver insegnato nelle università di Glasgow e Oxford. È stato visiting professor negli Stati Uniti, in Israele e in Giappone.

Nuova Fenomenologia

  • Pagine160
  • Prezzo16.50
  • Anno2011
  • ISBN978-88-8273-125-0
  • NotePercezioni 3
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Nuova Fenomenologia Un'introduzione

L’uomo europeo moderno concepisce se stesso come un soggetto individuale, in possesso di un proprio privato mondo interiore. Ma l’individualità è possibile solo su fondamenti che egli non considera, condizionato in ciò da una tendenza all’oggettivazione tanto antica quanto moderna. Tra questi fondamenti si possono annoverare il corpo, la comunicazione corporea, il coinvolgimento affettivo, le situazioni significative, i sentimenti come atmosfere, i fatti irriducibilmente soggettivi. Chiarendo questi fondamenti, Hermann Schmitz espone qui in sei lezioni le tesi principali della Nuova Fenomenologia, contrapponendo al pensiero scientifico dominante, che addomestica la realtà riducendo tutto a sostanze e accidenti, un più complesso “pensiero in situazioni”. Alla luce di questo nuovo modo di pensare, il modello dualistico, di un mondo oggettivo composto da corpi solidi da un lato e di un mondo soggettivo segregato in uno spazio interno (anima) dall’altro, perde fatalmente tutta la propria apparente ovvietà. Questa Introduzione – la prima opera disponibile al lettore italiano di Hermann Schmitz – tocca succintamente i principali temi della Nuova Fenomenologia. Riabilitando il linguaggio ordinario e le esperienze involontarie (non intenzionali) della vita al di là dei pregiudizi razionalistici e astratti storicamente consolidatisi, questa “nuova” filosofia cerca in un articolato “alfabeto” della corporeità vissuta il fondamento sia dei processi di pensiero sia di quella vita in gran parte immediata di cui facciamo veramente esperienza: una vita fatta anche di gesti e sguardi, di reazioni incontrollabili e di suggestioni emozionali, di significati pregnanti ancorché inanalizzabili a causa della loro pervasività e caoticità. Fatta, in sintesi, di quelle sfumature che il riduzionismo dominante ha colpevolmente tralasciato e infine del tutto obliato.

Hermann Schmitz (1928, Leipzig), già professore di filosofia nell’Università di Kiel (1971-1993), è il fondatore della Nuova Fenomenologia. Autore di un imponente Sistema di filosofia (10 volumi pubblicati tra il 1964 e il 1980) e di molti studi successivi, orientati a superare lo iato nella nostra cultura tra l’esperienza involontaria della vita e la tendenza all’oggettivazione e al riduzionismo naturalistico, Schmitz è probabilmente oggi il più influente filosofo vivente della corporeità, dello spazio vissuto e dei sentimenti suscitati dalle atmosfere. Il presente volume è la sua prima opera mai apparsa in Italia sino ad ora.