Il pensiero dell’arte

Semplicità

  • Pagine256
  • Prezzo25.00
  • Anno2020
  • ISBN978-88-8273-177-9
  • NoteIl pensiero dell'arte 24
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Semplicità Riflessioni su una dimensione dell'architettura

“Partiti alla ricerca dell’architettura, siamo arrivati ai domini della semplicità” scriveva Le Corbusier nel 1929. Che valore ha oggi questa bellissima frase di uno dei maestri indiscussi della modernità? Dobbiamo archiviarla tra i mille aforismi di una stagione ormai passata o potrebbe avere ancora senso pronunciarla? Oggi, pur sapendo che molte certezze di allora sono crollate e che la “complessità” è senza dubbio il paradigma della realtà in cui viviamo, quale significato e spazio ha la “semplicità” in architettura? Perché la sua ricerca non si è mai esaurita del tutto e ha sempre conservato un proprio spazio di espressione? Queste sono le domande di fondo a cui l’autore intende dare risposta. In controtendenza a molta della narrazione attorno all’architettura che segue la logica della contrapposizione tra complessità e semplicità, come fossero i due terminali di un’ipotetica oscillazione del gusto o dell’alternarsi delle mode, il libro propone una lettura incrociata, un viaggio alla ricerca delle caratteristiche e del ruolo della semplicità nell’epoca della complessità, dei luoghi in cui appare, delle modalità con cui si manifesta, dei motivi per cui si persegue. Lo sguardo spazia su molteplici piani d’indagine: da quello figurativo a quello metodologico, da quello tecnico a quello teorico, senza dimenticare le influenze che su questo tema provengono dall’arte, dalla filosofia e dalla scienza.

 

Lorenzo Dall’Olio (Roma 1960) Architetto, dottore di ricerca e professore associato di progettazione architettonica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre. È autore di numerosi articoli di critica e saggi brevi in riviste italiane e straniere sull’architettura contemporanea, sui rapporti tra architettura e arti visive e sulle nuove forme dell’abitare. Ha pubblicato le seguenti monografie: Arte e architettura, nuove corrispondenze (1997), L’architettura degli edifici per la sanità (2000), Tadao Ando. Antinomie senza contrasto (2002), La ricerca nella didattica (2011), Residenze universitarie (2012 e 2014). 

 

 

L'arte e i suoi pittori

  • Pagine140
  • Prezzo15.00
  • Anno2020
  • ISBN978-88-8273-173-1
  • NoteIl pensiero dell'arte 23
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L'arte e i suoi pittori Improvvisazioni

        André Masson (1896-1987), esponente della prima ora del movimento surrealista, è noto soprattutto per la trasposizione in pittura della scrittura automatica. Nell’intento di far emergere la complessità della psiche e di rendere manifesti i contenuti dell’inconscio, Masson lasciava che la matita o il pennello disegnassero senza progetto, liberamente, senza nemmeno il controllo della mente sul movimento della mano.

      André Masson intraprese poi un cammino che lo allontanò progressivamente dall’accettazione dogmatica dei modelli canonizzati da Breton, che non a caso lo soprannominò "le rebelle du surréalisme", spingendosi alla ricerca di un linguaggio del tutto personale che ha nell’immaginario il proprio fulcro irradiante. 

      La presente antologia, che raccoglie per la prima volta in Italia un cospicuo numero di scritti sull’arte del pittore francese, ci permette di ripercorrere il senso della sua parabola creativa a partire dal confronto intrapreso dall’artista con molta parte della tradizione artistica occidentale tra Otto e Novecento e non solo. Cosicchè le opere di Cézanne o di Matisse, di Klee o di Miró e di tanti altri ancora, ma anche dell’arte indiana, cinese e giapponese, diventano per Masson motivo di riflessione critica o storica e a tratti persino estetologica sulle ragioni dell’arte, i suoi obiettivi, i suoi percorsi.

Lo spazio e il limite

  • Pagine224
  • Prezzo22.00
  • Anno2010
  • ISBN978-88-8273-119-9
  • NoteIl Pensiero dell'arte 12
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Lo spazio e il limite Scritti e conversazioni sull'arte

Il volume presenta per la prima volta in Italia e nel mondo una selezione dei più significativi scritti e conversazioni dello scultore spagnolo Eduardo Chillida, dagli esordi della sua riflessione filosofica agli esiti della sua piena maturità di artista e di uomo. Considerato uno dei maestri della seconda metà del XX secolo insieme a scultori della portata di Alberto Giacometti ed Henry Moore, Chillida, in queste pagine suggestive e a tratti evocative, illustra la fonte da cui trae origine la sua opera, mettendo soprattutto in evidenza la sua peculiare concezione dello spazio. Ai primi fondamentali scritti degli anni Sessanta e Settanta seguono i testi elaborati negli anni Novanta, che rappresentano il momento culminante, per intensità e sintesi, della sua costantemente rinnovata ricerca sulle questioni di fondo, poetiche ed estetiche, della propria opera. A quest’ultimo periodo appartengono anche le conversazioni, che formano la seconda parte del volume, grazie alle quali emerge in modo nitido la visione complessiva dell’articolata produzione di Chillida. In particolare le conversazioni si svolgono attorno al dialogo tra la scultura e la musica, elemento che più di ogni altro mantiene un rapporto privilegiato con il tema dello spazio, tanto essenziale nella sua opera. Come dice laconicamente lo stesso Chillida: «Nel punto estremo dell’acuto, il silenzio. Attraversare lo spazio silenziosamente. Ottenere la vibrazione muta».

​Eduardo Chillida (1924-2002) è uno dei massimi scultori della seconda metà del Novecento. Nato nel 1924 a San Sebastian, nei Paesi Baschi, abbandona presto gli studi di architettura per consacrarsi interamente all’arte. Nel 1948 si trasferisce a Parigi, ove realizza le prime sculture in gesso. Nel 1951 torna definitivamente in patria e inizia a lavorare il ferro, dando avvio a una nuova fase che lo condurrà a trovare il proprio linguaggio espressivo attraverso l’uso dei materiali più diversi, dal legno al marmo, dalla terra cotta al cemento. Molti filosofi e poeti, con cui l’artista intrattenne un dialogo sul tema dello spazio quale origine della scultura, si sono interessati alla sua opera. Ha ricevuto molti riconoscimenti a livello internazionale ed ha esposto i suoi lavori in numerosissime mostre personali a livello europeo e mondiale. Nel 2000 viene inaugurato il Museo Chillida-Leku, in cui ha oggi sede la Fondazione Chillida e in cui si trova esposta la collezione privata dell’artista.

L'arte

  • Pagine280
  • Prezzo20.14
  • Anno2001
  • ISBN978-88-8273-010-9
  • NoteIl Pensiero dell'arte n.1
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L'arte Aristotele, Cèzanne, Matisse. Il pensiero in pittura

Un fenomeno singolare accompagna la storia dell’arte: più ci avviciniamo alla nostra epoca e meno il pensiero degli artisti rimane un pensiero silenzioso, cioè un pensiero che sia interamente custodito nella realizzazione dell’opera d’arte e facente tutt’uno con essa. L’arte invece vuole comunicare, e cerca una parola capace di portare ad espressione la sua essenza - si pensi, ad esempio, ai cosiddetti “testi teorici” del poeta Hölderlin, alle conversazioni di Cézanne, agli Scritti di Matisse...
Pensare l’arte significa, oggi più che mai, intendere il pensiero che l’arte ha di se stessa, così come viene formulato nei pensieri dei grandi artisti. Ma dove cercare una via d’accesso a questi pensieri? Come mettersi al loro ascolto senza cedere alla tentazione di inquadrarli preventivamente all’interno di una “concezione” dell’arte?
Attraverso una magistrale interpretazione dei concetti cardine della riflessione filosofica sull’arte (da Aristotele a Kant, fino all’Estetica hegeliana), il lettore è guidato alla scoperta del “pensiero pittorico” di due grandi artisti contemporanei: Paul Cézanne e Henri Matisse. Un percorso dagli esiti sorprendenti, ma anche una chiave indispensabile per comprendere il “linguaggio dell’arte” della nostra epoca.
 

 

François Fédier è uno dei massimi interpreti viventi del pensiero fenomenologico. Docente universitario, insegna filosofia a Parigi, dove è direttore dell'edizione francese delle opere complete di Martin Heidegger presso la famosa casa editrice Gallimard.
Autore di numerosi saggi e traduzioni, in Francia è stata recentemente avviata l’edizione integrale dei suoi corsi. In Italia sono apparsi Heidegger e la politica. Anatomia di uno scandalo (Egea, Milano 1993) e il volume, da lui curato, degli Scritti politici di Heidegger (Piemme, Casale Monferrato 1998).

Arte ex machina

  • Pagine208
  • Prezzo23.50
  • Anno2016
  • ISBN978-88-8273-157-1
  • NoteIl Pensiero dell'arte 19
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Arte ex machina Arte, scienza tecnologia: estetica di un'utopia.

Nel corso del Novecento il rapporto tra le arti visive e il mondo della scienza e della tecnica si è sviluppato per contrasti e innamoramenti improvvisi. Dal Futurismo alla Net art si snoda una lunga sequenza di tentativi da parte degli artisti di vivere la contemporaneità in parallelo all’evoluzione tecnologica. Spesso sono stati fatti tentativi per usare le innovazioni meccaniche ed elettroniche come base concreta e teorica per creare nuove opere d’arte. Ma questa storia è anche una lunga serie di fallimenti e di incomprensioni. La stessa arte contemporanea ha dei tempi di assorbimento delle innovazioni tecnico-scientifiche molto lunghi. Lo si è visto con la fotografia, che ha atteso oltre un secolo per diventare una forma di espressione riconosciuta come creativa e artistica. La mostra epocale “Posthuman” (1992) venne realizzata attorno alla nuova dimensione del corpo bionico quasi dieci anni dopo un blockbuster cinematografico come “Terminator” (1984). Lo stesso sogno democratico e utopistico della Net art di far diventare tutti gli users degli artisti, è durato solo qualche anno. Inoltre il mercato ha sempre escluso ciò che non è etichettabile come unico, originale e su cui investire con la certezza della durata nel tempo. Nonostante questi problemi oggettivi, vi sono stati e vi sono artisti che guardano alla tecnologia e ai new media come ad una frontiera sempre aperta per collegare il mondo della ricerca estetica con quello della scienza e della tecnica. La visionarietà, sia in campo scientifico che artistico, alimenta la capacità di andare oltre l’esperienza acquisita per creare nuovi paradigmi di conoscenza.

 

Valerio Dehò, tra i più noti curatori e critici d’arte italiani, insegna Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 1997 al 1999 è stato Direttore del progetto "Novecento" per il Comune di Reggio Emilia. Dal 2001 è direttore artistico di Kunst Merano Arte. Nel 2005 è stato nominato commissario della XVI Quadriennale Nazionale di Roma. Ha diretto il “Premio Internazionale Ermanno Casoli” dal 2004 al 2007. Nel 2014 è stato nominato nel direttivo dell’AMACI, Associazione Musei d’Arte Contemporanea d’Italia.

Cézanne

  • Pagine76
  • Prezzo10.00
  • Anno2016
  • ISBN978-88-8273-161-8
  • NoteIl Pensiero dell'arte 20
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Cézanne Un colpo di pennello è il pensiero

[…] Vedere dal vero significa liberare il carattere del proprio modello. Dipingere non è copiare servilmente ciò che è oggettivo: è cogliere un’armonia fra rapporti molteplici e trasporli in una gamma particolare, sviluppandoli secondo una logica nuova e originale. Fare un quadro è comporre…

 

François Fédier, docente di filosofia a Parigi, è uno dei massimi interpreti viventi del pensiero fenomenologico. Autore di numerosi saggi e traduzioni, in Francia è stata recentemente avviata l’edizione integrale dei suoi corsi.

La cultura della pittura

  • Pagine216
  • Prezzo22.00
  • Anno2013
  • ISBN978-88-8273-138-0
  • NoteIl Pensiero dell'arte 18
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La cultura della pittura

La cultura della pittura è un libro in cui si guarda all’arte in modo interdisciplinare, con un occhio alla letteratura, alla filosofia, alla scienza, allargando gli orizzonti oltre gli specialismi di ciascuna disciplina. L’ipotesi di fondo è infatti che le opere siano elementi culturali: dagli studi iconografici, che nutrono questa ricerca, si è compiuto un passo decisivo verso una nuova considerazione dei prodotti artistici intesi quali strumenti di conoscenza storica e sociale dell’epoca cui appartengono. Protagonisti del libro sono i pittori - non solo con i loro dipinti ma anche con le loro scritture - i teorici dell’arte e i trattatisti, in un viaggio lungo tre secoli in compagnia di Raffaello, Pontormo, Canova, Goethe… Il libro restituisce la parola agli artisti (che tacciono di solito per convenzione), creando dei circoli virtuosi fra la pratica artistica e il pensiero, in un fecondo gioco di rimandi fra la letteratura e le immagini.
 


Giusy Petruzzelli, laureata sia in Lettere sia in Filosofia all’Università di Bari, possiede una formazione all’incrocio fra la letteratura, la storia dell’arte e l’estetica, consolidata ulteriormente con un dottorato di ricerca in Storia della Scienza conseguito presso l’Università di Bari, dedicato alla teoria della luce e dei colori, e un DEA in Lettere, ottenuto presso l'Università di Ginevra, in cui si è occupata di studi iconologici. Membro della Società Italiana di Estetica, insegna Storia dell'arte ed Estetica all'Accademia di Belle Arti di Bari.

 

Geopolitiche dell'arte

  • Pagine224
  • Prezzo24.00
  • Anno2012
  • ISBN978-88-8273-136-6
  • NoteIl Pensiero dell'arte 17
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Geopolitiche dell'arte Arte e critica d'arte italiana nel contesto internazionale, dalle neo avanguardie ad oggi

La storia postbellica dell’arte italiana è profondamente segnata dagli equilibri geopolitici e culturali della guerra fredda, e da quello che potremmo chiamare il marketing delle identità locali. Come confrontarsi con una tradizione illustre, la propria, se si appartiene a una nazione che si scopre bruscamente periferica? E come ripristinare dialoghi cosmopoliti dopo decenni di isolamento? La “mutazione” si compie tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento: se un artista come Fontana rimane fedele a un mondo la cui capitale è Parigi, e il cui faro indiscusso è Picasso, Manzoni apre a geografie artistiche transatlantiche.
Intende la citazione non come mera ripetizione o gioco culturale, ma come pratica distorsiva, satirica e fantastica. “Plagio” e “furto” iconografico, ai suoi occhi, sono modi attraverso cui la Periferia può tornare a parlare di sé e modificare gli svantaggiosi rapporti che la legano al Centro egemonico. I processi di “modernizzazione” culturale introducono, in Italia, l’insidia della subalternità e, per contro, dell’irriflessivo corteggiamento dell’Antico.
Negli artisti che oggi ci sembrano più rilevanti la dimensione “internazionale” coabita con fantasmi storico-artistici e eco di illustre tradizione. Al tempo stesso evocazioni e “messe in scena” dell’Antico sono pienamente comprensibili solo in chiave modernista: come allegorie artistiche contemporanee allestite sullo sfondo della scena sociale di un Paese connotato da brusche amnesie, rovinose impasse e conflitti sanguinosi.
Critici e curatori qualificati partecipano a pieno titolo al negoziato tra culture artistiche e comunità economiche e politiche. Si tratta pur sempre di destare un’idea di Paese, ritrovarla in questo o quell’artista e rilanciare sul piano sovranazionale. Mostre e interpretazioni modellano fantasie comunitarie e progetti di identità cui gli artisti corrispondono (o cercano di sottrarsi) nei modi più diversi, con repliche figurate e tecniche congeniali.

​Michele Dantini (1966), laureatosi e perfezionatosi presso la Scuola Normale superiore di Pisa e la Eberhard Karls Universität di Tübingen, è professore associato di Storia dell’Arte contemporanea all’Università degli Studi del Piemonte Orientale e visiting professor presso prestigiose università nazionali e internazionali. Dirige il Master MAED in pedagogia e didattica dell’arte contemporanea presso il Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea. Tra le sue pubblicazioni Arte contemporanea, ecologia e sfera pubblica (Roma 2012); Ytalya subjecta. Narrazioni identitarie e critica d’arte (Milano 2010); Paul Klee (Milano 1999).

La Piazza

  • Pagine144
  • Prezzo15.00
  • Anno2012
  • ISBN978-88-8273-134-2
  • NoteIl Pensiero dell'arte 16
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La Piazza Significati e ragioni nell'architettura italiana

Nell’epoca dello “slow food” e della decrescita felice, del tempo lento contro l’ipervelocità globale, le piazze italiane, oscillanti tra nostalgiche immagini di un tempo perduto e attraenti spot televisivi, rimangono i luoghi deputati alla manifestazione dell’identità del nostro straordinario Paese. Capaci di resistere al furore dis-identitario della globalizzazione, le città italiane racchiudono questi spazi preziosi che permangono immutabili al passare del tempo.
Questo libro intende delineare i tratti salienti della piazza quale luogo permanente e specifico dell’architettura italiana, ma anche l’influenza che le piazze italiane hanno avuto nella cultura urbana europea. Il libro approfondisce anche i motivi che rendono la piazza ancora oggi il riferimento principale nel quale la città si riconosce. D’altro canto la cultura architettonica italiana ha espresso i propri orientamenti e la propria condizione proprio nei progetti di piazze. In particolare nel Novecento.
L’immagine dello spazio aperto che suggerisce la piazza ci fa comprendere non solo lo spazio urbano in cui viviamo ma, soprattutto, quello in cui ognuno di noi aspira a vivere, il mondo cui desideriamo appartenere. Le piazze, nella loro inattualità, ci offrono una indispensabile chiave di lettura utile a riformulare i nuovi paesaggi urbani, contro il degrado, la dispersione, la irriconoscibilità dello spazio contemporaneo.

​Introduzione di Franco Purini

Dina Nencini, docente di progettazione architettonica presso la Facoltà di Architettura della Sapienza Università di Roma, conduce principalmente studi sull’architettura italiana con particolare attenzione agli sviluppi ed alle specificità della produzione teorica e progettuale del nostro Paese nel confronto con il panorama della cultura architettonica internazionale. Di recente ha pubblicato IT. Osservatorio sulla ricerca in architettura in Italia under 50, (2012); ha curato il numero monografico della rivista “Vedute”, Architettura e costruzione, (2009); e con Franco Purini ha curato Generazioni e progetti culturali, (2007). È redattrice di alcune testate nazionali di architettura, oltre a svolgere attività professionale.

Tra Einstein e Picasso

  • Pagine240
  • Prezzo15.00
  • Anno2003
  • ISBN978-88-8273-044-4
  • NoteIl Pensiero dell'arte n.5
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Tra Einstein e Picasso Spazio-tempo, Cubismo, Futurismo

Questo volume presenta due dei migliori e più famosi saggi di Meyer Schapiro (uno dei massimi storici e teorici americani dell’arte). Essi costituiscono un’approfondita indagine su temi condivisi dalla critica d’arte e dalla ricerca scientifica, che muovendo dall’analisi del percorso artistico affrontato da Picasso, dai Cubisti e in seguito dai Futuristi, esplora poi le relazioni che possono intercorrere tra artisti e scienziati, nella percezione della realtà. Se per i primi l’approccio è principalmente intuitivo e sensibile, per gli altri si procede attraverso un’osservazione logica e dimostrata del mondo. Schapiro mette in relazione i rispettivi modi di procedere e le relative teorie, traendo dal confronto una singolare visione organica dei risultati raggiunti da ambo i lati. Pur non giungendo a provare un’influenza della scienza sull’arte, né speculazioni scientifiche da parte degli artisti, si perviene alla conclusione che entrambe le posizioni, anche se tra loro non direttamente legate, si sono in realtà influenzate a vicenda e sono il frutto dello stesso clima culturale che spinge a porsi i medesimi interrogativi. Nello svolgersi del testo vengono trattate in modo sintetico le teorie pittoriche che gradualmente si sono affermate nel corso dei secoli e ad esse vengono man mano intrecciate le teorie scientifiche dei periodi corrispondenti, non tralasciando le componenti fondamentali del magico e dell’esoterico, quali elementi connessi all’evoluzione delle idee. Viene anche presa in considerazione la psicoanalisi quale elemento d’influenza sia sull’arte che sulla scienza. Nel testo troviamo degli stralci di lettere, scritti, articoli di Eistein, Giedion, Panofsky, Stieglitz, Apollinaire, Spengler, Riegl, oltre ad una rassegna di immagini a sostegno delle teorie esposte.

Meyer Schapiro (1904-1996), uno dei più importanti storici dell’arte di tutti i tempi, è stato professore emerito alla Columbia University, che ha frequentato prima da studente e poi da docente per oltre cinquant’anni, con parentesi a Oxford nel 1967 e ad Harvard nel 1996. Grande sostenitore dell’arte del suo tempo, amico fra l’altro di Motherwell, Newman, Rauschenberg e Willem de Koonig, ha goduto della stima di tutto il mondo dell’arte americano del dopoguerra.